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Far parlare di te: l’ufficio stampa spiegato bene

Far parlare di te: l’ufficio stampa spiegato bene

In breve. L’ufficio stampa serve a farti raccontare dai giornali e dai media, non a comprare spazio: è la differenza tra «lo dico io» e «lo dicono di me». Conta perché una notizia vale più di una pubblicità. Serve avere qualcosa di vero da dire e qualcuno che lo porti alle redazioni giuste.

Hai il sito, sei sui motori di ricerca, sei sui social. Manca un pezzo: i giornali hanno mai parlato di te? Una buona rassegna stampa è un biglietto da visita e uno strumento commerciale insieme. Quando un potenziale cliente legge un articolo che ti cita, la trattativa cambia ritmo. Ma se di te non ha parlato nessuno, da dove si comincia?

Diventa una notizia

La parola chiave è “notiziabilità”: produrre qualcosa che interessi a un pubblico, generale o di settore. Un motore che va a bucce d’arancia interessa tutti; un nuovo sistema per tagliare il prosciutto interessa chi lavora nel settore. Sono notizie diverse, per pubblici diversi.

E se vuoi solo annunciare che hai aperto una sede? Da sola non è una notizia per nessuno, a parte te. Ma se la agganci a un tema d’attualità vicino alla tua impresa, diventa raccontabile. Le cose, oltre a essere ciò che sono, sono anche ciò che sembrano: basta cambiare il punto di vista perché cambi la notizia.

Un comunicato stampa che si fa leggere

Non serve essere scrittori. Serve metodo e qualche regola.

  • Niente pubblicità. Se il comunicato è uno spot, finisce nel cestino. Guarda la notizia da fuori e chiediti che impatto reale ha.
  • Parla come il tuo pubblico. Se chi ti legge non è formale, non esserlo nemmeno tu. Niente gergo.
  • Il titolo è tutto. A leggerlo sarà quasi sempre un giornalista di fretta: digli subito cosa c’è. Un gioco di parole può funzionare, ma la chiarezza vince sempre.
  • Chi, cosa, dove, quando, perché, come. Rispondi a queste sei domande in modo preciso e avrai un comunicato degno di questo nome. Un buon trucco: rispondi per punti, e il testo si scrive quasi da solo.
  • Numeri, non aggettivi. Questa è la regola d’oro. Non scrivere “un’auto ad alta efficienza energetica”: scrivi “100 km con 3 litri, il 50% di emissioni in meno”. I numeri costruiscono il ragionamento nella testa di chi legge; gli aggettivi scivolano via.
  • Una facciata. Di norma il comunicato sta in un foglio. Se il tema è tecnico, separa: una prima parte sintetica e un approfondimento staccato, così chi lo rilancia sceglie quanto usarne.
  • Dai una voce. Una frase di chi ha fatto la cosa — il titolare, l’inventore — aggiunge il lato umano e coinvolge.
  • Cura le immagini. Allega una foto buona, non enorme: per i file pesanti usa un link a un servizio di trasferimento, così non intasi la posta di chi riceve.
  • Rileggi a mente fredda. La correzione non la fa chi ha scritto, o almeno non subito: il giorno dopo si vede tutto meglio.
  • Spedisci al momento giusto. Manda il comunicato con il giusto anticipo rispetto all’evento, soprattutto se chi lo pubblica ha tempi di approvazione.

E poi?

Invialo alla tua lista di giornalisti, testate e blog di settore. Se ancora non ce l’hai, costruiscila nel tempo: vale più cento contatti giusti che mille a caso.

L’ufficio stampa è un lavoro paziente, fatto di relazioni e di notizie vere. Se vuoi una mano a costruire la tua presenza sui media, ne parliamo.

Domande frequenti

Che differenza c’è con la pubblicità?

La pubblicità la paghi e dici quello che vuoi; l’ufficio stampa conquista lo spazio con una notizia, e a raccontarti è un altro. Per questo pesa di più: è qualcuno di terzo che parla bene di te.

La mia impresa è troppo piccola per i giornali?

No, se hai una storia che interessa a qualcuno. Non serve essere grandi: serve essere rilevanti per il pubblico di una testata. Anche una notizia locale, raccontata bene, apre porte.

Quanto tempo prima di vedere risultati?

Non è immediato. Costruire rapporti con le redazioni e farsi notare chiede mesi di costanza. Ma un articolo ben piazzato lavora a lungo, e si cita da solo nel tempo.

Devo scrivere io il comunicato?

Puoi provarci, ma un comunicato che finisce nel cestino è tempo perso. Le redazioni ricevono valanghe di messaggi: emerge chi sa cosa è notizia e come dirlo. Spesso conviene farsi aiutare.